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434. Silvia Vecchini e Sualzo

6 minuti 1146 parole

Due cuori e una matita. Intervista a Silvia Vecchini e Antonio Vincenti aka Sualzo. Entra in contatto con Silvia e Sualzo

Parole: 1154| Tempo di Lettura: 4 minuti e mezzo

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Coppia di riferimento nel campo dell’editoria per bambini e ragazzi, quella di di Silvia e Antonio non è solo una carriera in ascesa ma, soprattutto, una storia d’amore. Lei scrive, lui disegna, i figli sono fonte di ispirazione per entrambi. Gli affetti alimentano il lavoro, e viceversa.

Cosa facevate prima di affermarvi nell’editoria?

S: Io studiavo alla Facoltà di Lettere di Perugia e Antonio lavorava come operatore sociale nel settore psichiatrico. Tutti e due scrivevamo. Ho frequentato laboratori di scrittura creativa sin da ragazzina e fatto parte di un circolo di poesia. Mi sono poi laureata con una tesi sull’opera poetica di Primo Levi e nell’ultimo anno di studi ho pubblicato il mio primo libro di poesie “Diverse Fedeltà” (Guerra edizioni).

A: Io ero un appassionato di fumetti, appena potevo andavo in Francia a respirare un po’ di aria buona e a comprare cartonati. Avevo frequentato un corso di “giornalismo disegnato” con Angese, storica firma della rivista Il male su cui poi scrissi la mia tesi di laurea. Facevo altre mille cose tra cui il musicista, il fotografo e l’autore in una tv privata.

Quando avete iniziato a lavorare assieme?

A: Da subito: scrivere e illustrare le storie assieme ci piaceva molto così, quindici anni fa, abbiamo preso coraggio e iniziato a proporre dei progetti in alcuni musei: gadget, cartoline, poster e giochi didattici. È stato il nostro primo lavoro, impegnativo ma divertente e stimolante. Quindi ho preso un’aspettativa di tre mesi e ci siamo fatti una vera postazione. Lavorare voleva dire iniziare a scrivere e disegnare regolarmente, tutti i giorni, informarsi, comprare libri su libri, girare per fiere, osservare il lavoro di chi era già esperto, lavorare insieme sulle idee, le storie e le immagini

S: Siamo partiti dall’editoria scolastica fornendo su commissione testi e immagini, lavorando su quaderni di esercizi e così via. Non era esattamente quello che volevamo fare, ma ci ha permesso di prendere contatto con questioni tecniche, ci ha dato la possibilità di conoscere programmi di grafica e impaginazione, le caratteristiche relative ai libri, alla stampa, alla distribuzione, e ha fatto sì che fossimo pronti quando avremmo proposto i nostri progetti.

Come siete riusciti a a far conoscere i vostri lavori?

A: Abitando in un piccolo paese in riva al lago Trasimeno, lontani dalle città in cui si concentrano le sedi delle grandi case editrici, non avremmo avuto molte possibilità senza internet. Grazie alla rete ci siamo fatti un’idea dei passi da fare.
Un appuntamento imperdibile era ed è la fiera internazionale del libro illustrato di Bologna (Bologna Children’s Book Fair) che da oltre 50 anni è una splendida occasione di incontrare e conoscere da vicino editori di tutto il mondo. Cartella alla mano, portfolio curato fino alla sera prima, testi e progetti, ci presentavamo agli editori illustrando la nostra idea. Meno di cinque minuti per far capire cosa vorresti fare e dire con il tuo libro e soprattutto come. Una grande scuola e un’esperienza preziosissima. A volta si tornava a casa senza niente di fatto ma con nuove idee, nuovi contatti utili. Poi qualche progetto ha avuto la possibilità di partire.
E così in questi anni abbiamo pubblicato le nostre storie e parole (insieme o singolarmente) per diverse case editrici come Giunti, Mondadori, San Paolo, Lapis, Tunué, Rizzoli Lizard, Bao Publishing, Topipittori, Edizioni Corsare, Il Pozzo di Giacobbe e altre.

Che difficoltà che avete trovato e i consigli che potreste dare a un ragazzo che volesse seguire le vostre orme?

S: Quando si inizia una delle difficoltà può essere il non avere un riscontro dalle case editrici. Non tutte le case editrici infatti rispondono all’invio delle proposte e questo può essere un po’ scoraggiante. Tuttavia molte lo fanno e allora, anche in caso di rifiuto, si può ottenere qualche strumento in più per crescere: ad esempio si possono capire meglio punti deboli, vedere più chiaramente le cose da migliorare. Informazioni utili per riprovare la volta successiva.

A: Il consiglio principale comunque è quello di conoscere alla perfezione i cataloghi delle case editrici alle quali ci si presenta: mandare proposte a tutti senza conoscere i libri di quella casa editrice, i suoi obiettivi, il gusto, la visione che dà l’impronta a tutto, non serve. È una grande perdita di tempo. Meglio studiare di più (i cataloghi, le pubblicazioni) e inviare meno.
Quando già si lavora, invece, le difficoltà sono legate principalmente ai tempi di consegna. Questo perché ci si può trovare a dover lavorare su più progetti per committenti diversi e a dover essere puntuali con tutti. Se c’è un ritardo con la consegna del testo e delle illustrazioni, tutto slitta (impaginazione, stampa, distribuzione) con un danno che ricade sul progetto.
L’altro consiglio importante è continuare a scrivere e/o disegnare cercando la propria strada (ci sono in Italia diversi corsi di illustrazione e di progettazione di libri molto interessanti che vedono grandi illustratori ma anche importanti editori, come docenti) e in primavera regalarsi una vacanza a Bologna nei giorni della prossima fiera.
Tanto per capire: nel 2013 questa fiera ha visto 1.200 espositori provenienti da tutto il mondo, 25.000 operatori, 75 Paesi presenti. È una specie di giro del mondo attraverso i libri, un’immersione felice e piena di possibilità.
Ad esempio i primi libri illustrati io li ho pubblicati con una casa editrice malese. Pochi anni fa il mio primo fumetto, “L’improvvisatore”, è stato pubblicato in Francia dove il mercato era più aperto e vivace, e successivamente tradotto in Italia.

Crisi dell’editoria. Come la affrontate?

S: Lavorando molto e cercando di farlo bene, sempre meglio. È vero, è un momento difficile per l’editoria eppure siamo convinti che c’è spazio per chi vuole raccontare storie. Per noi è stato bello in questi ultimi anni, anche se complicati, poter sviluppare le nostre strade in maniera più vicina a quelli che da sempre sono i nostri interessi: la poesia e i romanzi per ragazzi per me e il fumetto per Antonio.

Oltre alle pubblicazioni avete attività collaterali?

A: Sì: ci dedichiamo anche all’impaginazione e alla grafica destinata a progetti editoriali di cui non siamo autori.
Un altro tassello importante è quello dedicato agli incontri con bambini e ragazzi nelle scuole, nelle librerie, nelle biblioteche dove andiamo per presentare i nostri libri, leggere e fare laboratori di disegno e scrittura, allestire esposizioni. Curiamo progetti didattici legati alla lettura, scriviamo percorsi originali per le scuole, laboratori pensati e costruiti ad hoc. Ci vengono richieste anche occasioni di formazione per insegnanti delle scuole primarie e secondarie di primo grado (sulla poesia, sul fumetto, sulla lettura) e per educatrici dei servizi alla prima infanzia (sull’importanza della lettura ad alta voce nei primi anni di vita).
Infine, ogni lunedì condividiamo in rete, attraverso la pagina fb della trasmissione radiofonica Caterpillar, una poesia in una tavola a fumetti.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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