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Simona Palese / Dueverticale

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Ogni volta che mi chiedono che lavoro faccio mi diverto a rispondere sempre una cosa diversa. Intervista a Simona Palese, Dueverticale

Parole: 1.049| Tempo di lettura: 4 minuti

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Milano, Bologna, Roma, Amsterdam. E poi Racale, diecimila abitanti, provincia di Lecce. Ma Simona non è tornata indietro, anzi, da quando ha iniziato a viaggiare, con i piedi e con la fantasia, non è mai andata così avanti. Ci ha messo un anno a costruire il suo dueverticale, un laboratorio di creatività dove la competenza in materia di comunicazione si unisce all’amore per la sua terra e alla voglia di promuovere tutte le iniziative sane e innovative che la vedono protagonista.

Simona, che cosa si fa esattamente in un “laboratorio di comunicazione”?
La definizione di laboratorio l’ho voluta fortemente, perché l’attività di Dueverticale assomiglia più a quella degli artigiani, che a quella di una tipica agenzia. Un po’ perché molti dei progetti prevedono davvero una manualità nella creazione e nella progettazione, un po’ perché mi piace l’idea di soluzioni realizzate a molte mani. Così diventa un’operazione di comunicazione anche il creare dei menù per una trattoria decisamente sui generis, ad esempio. Ci siamo potuti inventare di recuperare dei vecchi porta-bigliettini da visita e di presentare una soluzione “già macchiata”, attraverso un progetto fotografico secondo me interessante. Insomma ci occupiamo di Comunicazione ma in un senso davvero ampio, che va dall’attività di Ufficio Stampa all’allestimento per una presentazione.

Perché l’hai chiamato “dueverticale”?
Perché speravo che tutti mi facessero una domanda alla quale avrei potuto dare ogni volta una risposta diversa! Ecco, a te potrei dire che mi piace l’idea di restare sempre in piedi e di non essere mai soli. È credibile?

L’offerta di servizi di comunicazione è ormai molto ampia, cosa contraddistingue il tuo lavoro?
La peculiarità in quello che faccio sta nella selezione che si sta creando intorno a me, in termini di aziende e progetti che richiedono la mia collaborazione. Sono impegnata da sempre nell’Innovazione Sociale, nello sviluppo di progetti di rete e networking, nelle campagne di valorizzazione di esperienze di qualità e valorizzazione del territorio. Ad esempio collaboro con il primo Tour operator che vende singole esperienze di viaggio realizzate da “esperti locali”, quindi in maniera autentica e fuori dai grandi circuiti che negli ultimi anni hanno fatto del Salento una meta di solo turismo balneare. Oppure scrivo per un’azienda di due sorelle che dopo molti anni di esperienza nel marketing internazionale, in nord Italia e all’estero, hanno deciso di tornare in Puglia, di rilevare l’uliveto del nonno e di mettersi a produrre olio biologico di qualità.
Scrivo anche per un giornale in cui ogni settimana racconto storie di una Puglia migliore, spesso giovane, spesso femminile, fatta di persone che qui ritornano o che decidono di restare e di costruire impresa, innovazione, cooperazione. Collaboro anche con alcune delle realtà più belle e innovative del territorio, le metto in rete e ne seguo i progetti, cerco di esprimere dei valori che sono miei nel mio modo di fare comunicazione e di valorizzare le attività degli altri: ne sono molto fiera.

La realizzazione di questo tuo progetto personale ha coinciso con il ritorno nella tua terra, il Salento. Casualità?
No, non è un caso. Ho vissuto a Milano, a Bologna, a Roma, poi ad Amsterdam. Ho assorbito come una spugna tutto quello che succedeva intorno a me, e neanche me ne rendevo conto. Di giorno lavoravo per una grande azienda di comunicazione, nel settore pubblicitario. E fuori dal lavoro ero molto attiva nell’associazionismo, nell’antimafia, nella politica. Spesso le mie competenze e il mio studio hanno trovato più soddisfazione nell’impegno extra-lavorativo, nelle attività sociali. È stato abbastanza naturale cercare di far convogliare tutto questo in un progetto mio, nella mia terra. Sono tornata a vivere a Sud nel momento migliore, per me. Sto incontrando un gran bisogno di fare rete, di migliorarsi, di comunicare al meglio il proprio impegno per il territorio. E questo succede sia per le persone che per le aziende, soprattutto le più giovani, che sentono molto una sorta di responsabilità sociale nel fare impresa oggi qui. Devo dire che la sento anche io, e nel mio piccolo cerco di fare in modo che il mio lavoro restituisca qualcosa alla comunità e alla mia terra.

Qual è stato il progetto di dueverticale che finora ti ha appassionato di più e perché?
Il più bello è sicuramente quello in cui sono impegnata in questi mesi: a metà maggio ci sarà un grande Festival dell’Economia collaborativa e della Rigenerazione Urbana a Sud. Si svolgerà tra Racale e Melpignano, quindi nel basso Salento. Sarà il risultato e di un’idea collettiva, mia e di altre aziende e associazioni che poi sono quelle di cui ti parlavo prima. Da un po’ ragioniamo sulla creazione di una serie di spazi, di Hub, che siano sì dei co-working ma anche dei veri incubatori di idee e progetti di collaborazione. Siamo certi che la scommessa a cui siamo chiamati è quella del passaggio dalla competizione alla cooperazione. Gli strumenti ce lo consentono, spazi da recuperare ce ne sono tanti, non ci resta che progettare in maniera orizzontale e partecipata il nostro futuro professionale e di vita.

Qualche altro dettaglio?
Faremo un grande Laboratorio in cui tutte le esperienze più belle già realizzate in Italia si ritroveranno qui, nella provincia del Sud. Sarà una bella occasione per tutti, e già non vedo l’ora. In queste settimane di progettazione stiamo raccogliendo solo riscontri positivi e grande entusiasmo. Anche le Istituzioni si stanno attivando. Ragionare tutti insieme sulla possibilità di un’Economia collaborativa a Sud, è già una piccola rivoluzione culturale. Ecco, quella in cui posso sognare e realizzare piccoli sogni è la parte del mio lavoro che preferisco.

Cosa sogni per il futuro di dueverticale?
Io sogno continuamente, senza limiti. In questo momento se chiudo gli occhi immagino di realizzare insieme ad altri la possibilità, per chi è fuori dal Salento com’ero io fino a un anno e mezzo fa, di tornare qui. Immagino una terra che sappia essere attrattiva per i più giovani, per gli investimenti, per l’innovazione sociale. Un luogo in cui sperimentare il ritorno a una dimensione più umana della vita e del lavoro. La Puglia ha fatto molto negli ultimi anni, ha espresso le sue enormi potenzialità. Ora ognuno di noi deve impegnarsi per non disperdere questa energia.
Io, umilmente, sogno di fare la mia parte. Tutto qui.

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Valentina Valle Baroz

Intervista a cura di Valentina Valle Baroz

Giornalista indipendente e scrittrice, vivo in molti posti e nessuno. Dall'inizio del 2013 sono in Messico, dove scrivo di Movimenti Sociali e lotte in difesa dell'ambiente.

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