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453. Simone Villa / Riot Clothing Space

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Un po’ showroom, un po’ laboratorio artigianale. Uno spazio dove condividere idee e creatività. La storia di Simone Villa e Riot Clothing Space. Entra in contatto con Simone

Parole: 800 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Milanese di nascita, veronese d’adozione, Simone Villa ha un passato da stilista appassionato di street style. Da due mesi ha aperto nel centro storico di Verona Riot Clothing Space, non solo uno spazio espositivo ma un luogo di aggregazione dove si sviluppano idee e creatività.

Simone, come è nata la tua passione per la moda?
Grazie a mia nonna e ai lunghi pomeriggi passati con lei dalla sarta. Sono state loro a insegnarmi a utilizzare la macchina da cucire per realizzare i miei primi accessori. In seguito ho svolto studi coerenti con le mie passioni: mi sono diplomato presso l’Istituto Marangoni di Milano e ho iniziato subito a proporre le mie linee di abbigliamento femminile, già fortemente ispirate allo street style e alle contaminazioni assorbite durante i miei viaggi a Hong Kong. Inizialmente mi sono appoggiato al punto vendita di un’amica toscana proponendo i miei capi in conto vendita. Sino al 2006 ho allargato le mie collaborazioni aggiungendo altri punti vendita a Verona, dopodiché ho iniziato una collaborazione con un’azienda di medie dimensioni che mi ha insegnato a lavorare in una realtà strutturata, dove però la mia creatività era tenuta a freno. Da qui la volontà di rimettermi in gioco. Sono tornato a essere freelance e a proporre le mie creazioni su Etsy raggiungendo buoni volumi di vendita anche all’estero, in particolare negli Stati Uniti, in Germania e nel Regno Unito. Infine, da due mesi ho aperto Riot Clothing Space.

Nel sito sottolinei più volte l’influenza che lo street style ha nelle tue collezioni.
Sì, lo street style non è solo una scelta stilistica ma un stile di vita che apre alle contaminazioni culturali e geografiche. Di fatto è stato lo street style, la moda di strada, a orientare le scelte degli stilisti dagli anni Settanta in poi: pensa al fenomeno punk dove la gente vestiva mischiando divise scolastiche, creste e  brothel creeper.

Come hai deciso di passare dalle vendite online a un tuo spazio espositivo e creativo?
Ho frequentato un corso organizzato da Mag di Verona e finalizzato alla creazione di imprese a sfondo sociale. Ho vinto anche un concorso regionale finalizzato alla creazione di nuove imprese legate al territorio, all’artigianato ed all’ambiente.  Questo mi ha consentito di mettere a fuoco la mia idea:  non solo realizzare artigianalmente pezzi unici – accessori e capi di guardaroba-  ma creare un incubatore creativo, un maker space in cui aggregare e sviluppare altre produzioni manifatturiere e artigianali, non necessariamente legate all’abbigliamento e agli accessori. Ho voluto fare in modo che Riot Clothing Space non fosse semplicemente uno show room ma anche un laboratorio in cui poter tagliare e cucire i materiali e uno spazio da mettere a disposizione per i vari workshop.

Come ti promuovi?
Principalmente attraverso i socialnetwork, Facebook e Instagram in primis,e poi non ho abbandonato Etsy: le mie vendite online proseguono lì. I social sono anche una cartina tornasole dell’apprezzamento dei miei lavori dato che quotidianamente ricevo feedback incoraggianti. Curo molto le community sia online che offline. I miei lavori sono fortemente caratterizzati e riconoscibili e questo crea anche un passaparola che si riflette sulla mia attività. Sto anche iniziando ad utilizzare la pagina Facebook come se fosse un blog. Il lunedì condivido notizie curiose, che trovo su altri blog stranieri; sto preparando anche una rubrica in cui parlerò dei vari “mondi” grafici o stilistici presenti nel mio spazio (tessuti wax, le grafiche, i shibori).

Le tue creazioni si basano sull’upcycling e sul riutilizzo dei materiali. Come te li procuri?
In varie maniere: attraverso il network di aziende collegate a Mag di Verona, ad esempio; alcune volte sono i miei conoscenti a portarmeli, altre mi metto io stesso alla ricerca di tessuti aziendali di scarto e di materiali inconsueti cui riesco a dare una seconda vita inserendoli nelle mie creazioni combinando ricerca stilistica e  filosofia green. L’upcycle è sicuramente la base del mio lavoro, ma lo mischio con tessuti che faccio stampare con grafiche che progetto io stesso. Da questo mix materico nasce il mio stile.

Quali progetti hai nell’immediato?
Continuare a proporre cose diverse e contemporanee, non solo nelle collezioni ma anche nell’offerta di laboratori e workshop che animano lo spazio dedicato agli artigiani. Il calendario degli eventi è molto ricco e variegato. Stiamo correggendo la rotta riguardo alcune proposte che non hanno incontrato il favore che speravo – è davvero un percorso in divenire – ma sono più che soddisfatto del bilancio di questi primi mesi. Da poco si è anche concluso un artwork contest, lanciato su Facebook, in cui chiedevo di progettare una grafica con la quale realizzerò dei prodotti; prossimamente ne lancerò un altro, ma all’interno di una scuola di design.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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