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Sort of looser

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Sort of looser: magliette per perdenti, ma quelli giusti. Intervista a Antonio Augeri e Matteo Balza

parole: 927 | tempo di lettura: 3 minuti

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Sort of looser è un brand genovese di t-shirt, e non solo, che combina la comodità del look da surf e le arti grafiche. Antonio e Matteo sono due dei quattro artefici del successo di queste magliette. Mi accolgono nel loro studio di Via Gorgona, a Genova, una cantina che usano come deposito e sala riunioni.

Cosa vuol dire “Sort of looser”?
M: È un gioco di parole che coinvolge i termini “loser”, perdente, e “loose”, largo, comodo – aggettivo che riflette la vestibilità delle nostre maglie. La traduzione alla lettera sarebbe “Sorta di perdente”, ma va inteso più che altro come qualcuno che vive fuori dal sistema, perché spesso le nostre grafiche hanno dei concetti anticonformisti.

Quando è cominciato tutto?
A: Abbiamo iniziato la nostra attività nell’ottobre del 2011, provando a fare le prime maglie, mentre ad aprile 2012 abbiamo aperto la società.
M: Siamo in quattro, tutti amici da una vita. Io mi occupo della parte artistica, quindi illustrazioni, comunicazione grafica e sito. Antonio gestisce i contatti e mi supporta nella creazione delle collezioni. Poi ci sono Filippo, che gestisce l’aspetto burocratico ed economico dell’azienda, e Nicolò, che ha il contatto diretto con i negozi. Un giorno mi sono chiesto: “Perché non provare a mettere su maglietta i disegni che faccio nel tempo libero e vedere la reazione della gente?”.

Mi pare che abbia reagito bene!
M: In effetti sì. Diciamo che con il passare del tempo capiamo sempre di più cosa piace a chi ci segue.

C’è qualcosa che piace meno?
M: Beh, il mio stile può non essere capito.
A: Dobbiamo usare perlopiù i suoi disegni più morbidi perché ha un tratto molto strano, diciamo che certe sue grafiche “pesanti” non sono da tutti. La grafica pura, per quanto concettualmente più interessante, piace meno rispetto a cose più soft, come le forme geometriche semplici, ad esempio.
M: Tra le prime magliette che abbiamo realizzato ce ne sono alcune che seguono una teoria di Vasilij Kandinskij, secondo la quale colori e forme possono essere abbinati a uno strumento musicale. Essendo un tipo di illustrazione semplice, monocolore, è andata molto bene. Ma abbiamo continuato a portare avanti sia la grafica pura, che è il mio vero hobby, sia quella, tra virgolette, più commerciale.

Mi trovo in disaccordo con la massa: adoro le maglie con la grafica spinta. Chi vende le vostre maglie?
A: A Genova le vendono alcuni negozi come Kiss, Polly, Fabriek, Spinnaker, e Box 86. Abbiamo anche sponsorizzato un bar quest’estate a Formentera, l’Ugly, che adesso vende le nostre creazioni. Siamo presenti anche in Galizia, dove collaboriamo con un grosso marchio di surf del posto, Vazva. Io ho vissuto nel nord della Spagna, lì ho diversi amici che, non appena hanno saputo delle nostre maglie, si sono informati e pian piano è partita questa collaborazione. Siamo molto legati al tema del surf: “Sort of looser” è anche lo sponsor principale della scuola di surf che ho tra Bogliasco e Recco. Il nostro brand si presta bene ad essere venduto nei negozi del settore per l’idea di fondo del richiamo alla natura e per la vestibilità.

Chi produce le vostre magliette?
A: Dopo che Matteo ha realizzato le sue grafiche a china, facciamo qualche modifica al computer, aggiungendo delle scritte o del colore, poi mandiamo tutto in serigrafia, in Indonesia, specificando le misure e altri dettagli su come vorremmo il prodotto finito.

Come mai in Indonesia?
A: Perché surfando sono stato laggiù un bel po’ di tempo e conosco diverse persone che ci hanno aiutati a trovare un buon contratto di produzione.
M: In più hanno dei buoni cotoni, però stiamo pensando di trovare la produzione definitiva altrove, se non in Italia, almeno in Europa.

Che genere di messaggio cercate di veicolare attraverso le maglie?
A: Portiamo avanti l’idea di fondo che ognuno deve fare nella vita ciò che più gli piace. Magari fare carriera attraverso la propria passione, ma senza la ricerca spasmodica della fama e dei soldi.
M: Fondamentalmente è ciò che stiamo cercando di fare anche noi: trovare uno scopo nella vita che corrisponda a ciò che sentiamo di dover fare, di poter dare, che ora per noi è creare un brand di abbigliamento che abbia ogni volta un messaggio. Un esempio che posso farti è la maglia con su scritto “Controlled alienation”, che raffigura un uomo circondato da televisori. In questo caso il messaggio è contro i mass media. Oppure la maglia con taschino della nuova collezione con su scritto: “Live peacefully”.

Che progetti avete per il futuro?
A: L’arrivo della nuova collezione autunno-inverno, che sarà nei negozi a fine ottobre, e poi stiamo lavorando alla collezione estiva per il 2014. Io e Matteo probabilmente ce ne andremo dall’Italia: vorremmo lasciare Genova come base di partenza del brand e intanto espanderci su nuovi canali distributivi nei vari luoghi in cui ognuno di noi andrà a fare qualcosa.
M: Mi piacerebbe sfruttare uno di quei mercatini londinesi, tipo Camden Town o Old Spitalfields, che non hanno le spese di un negozio, ma che comunque sono molto in voga. I piccoli brand che vengono venduti lì sono tenuti d’occhio da aziende come Urban Outfitters o Topshop che, se ne riconoscono il potenziale, possono anche contattarti. È una possibilità che in Italia manca, mentre in Inghilterra è un trampolino di lancio: c’è gente che ci vive, specialmente gli artisti che vogliono vendere direttamente le loro creazioni senza tramiti. Chissà che non tocchi anche a noi.

 

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Sabrina Colandrea

Intervista a cura di Sabrina Colandrea

Video-giornalista materana, ho girato l'Italia per studio. Ora cerco di trovare il mio centro di gravità 'a tempo determinato' a Torino. Il mio canale youtube: http://bit.ly/29fAxjm

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