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448. Irene Ferrara / SPAZIOiF

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Il futuro è fatto di valore e l’artigianato ha un grande valore. Intervista a Irene Ferrara, SPAZIOiF. Entra in contatto con Irene

Parole: 1022 | Tempo di Lettura: 4 minuti e mezzo

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Tanta passione e dedizione per un lavoro che nasce dall’amore profondo verso la propria terra. Irene Ferrara, 33 anni, è una giovane artigiana di Palermo. Ha intuito la tecnica con la quale tutt’oggi realizza i suoi accessori a soli 12 anni, mentre riparava una collana regalata dalla mamma. Nonostante il diploma all’Accademia delle Belle Arti indirizzo moda, ammette di non provare alcun fascino per passerelle e riviste patinate: «Mi interessa piuttosto chi vi sta dietro, gli artigiani che animano la materia. Per questo ho scelto di diventarlo anche io».

Irene, come è nato il tuo atelier SPAZIOiF?
La fortuna di aver cominciato molto giovane mi ha permesso di costruire il mio lavoro pian piano, posando ogni piede su un gradino ben saldo. Nel 2003, anno della mia laurea, ho iniziato una lunga collaborazione con alcuni stilisti per i quali ho prodotto accessori di abbigliamento. Questi incontri casuali sono diventati le fondamenta economiche della mia attività: producevo per loro 500-1000 bottoni realizzati a mano, davvero tanti per me. Lavoravo molto e senza tante pause, ma con grande entusiasmo. Con l’arrivo della crisi le commesse su questo genere di articoli sono diminuite e alcune aziende per cui lavoravo hanno addirittura chiuso. Fortunatamente sono rimasta lucida di fronte al calo di una parte del mio lavoro, così ho deciso di investire di più nelle mie collezioni di accessori.

Dalla Sicilia alla capitale: il tuo atelier è a Palermo ma hai anche un negozio a Roma. Spiegami un po’ come siete organizzati.
Nel 2010, con un po’ di incoscienza, un grande fiuto e un coraggio che non sapevo di avere, ho deciso di aprire uno spazio a Roma, che raccontasse la mia Sicilia, quella lontana dagli stereotipi. Mia sorella Carla collabora con me e si occupa della gestione del negozio, incontrando ogni giorno gente da tutto il mondo che transita per questa via. Io vado a Roma una settimana al mese, cambio allestimenti, porto nuovi prodotti e incontro alcuni clienti molto affezionati con i quali ho un rapporto speciale.  Poi torno nella mia terra a produrre.

Cosa produci principalmente e qual è il materiale che preferisci lavorare?
Il mio lavoro è cominciato con gli accessori, in particolare monili realizzati con cristalli attraverso una tecnica che viene definita ricamo. Ora in verità di quel prodotto realizzo ben poco, mi diverte creare oggetti che si possono indossare in vari modi, cerco in ogni collezione un valore aggiunto oltre l’estetica. Per questo adoro la collezione “Non Vale Una Lira”, degli involucri di sfere di vetro dove all’interno si inserisce una vecchia lira. Per le nostre clienti cerchiamo la loro data di nascita in modo da farlo diventare un porta fortuna. Ma il mio vero amore è la linea di borse, per le quali utilizzo pellami con un’immagine invecchiata che con l’uso diventano ancora più belli. Mi piace la pelle, il suo odore e la sua logica. Esalto il materiale con forme essenziali, mi piace giocare con una vestibilità inusuale che abbia un forte rapporto con il corpo: la borsa si indossa proprio come un capo di abbigliamento.  È questo il lavoro che più mi emoziona.

A proposito delle tue borse: ho visto che ne realizzi alcune davvero particolari, un po’ borse e un po’ zaini.
Lo zaino Tarta-Ruga è l’ultimo nato della famiglia, dalla necessità di soddisfare un’esigenza prima di tutto mia. Uso la bicicletta per spostarmi in città e non sono affatto sportiva. Mi piace pensare di poter andare fuori a cena e indossare una borsa comoda e versatile da portare in bicicletta, ma al tempo stesso bella e in linea con il mio stile.

Una curiosità sulla collezione “Non vale una lira”: quante monete hai del vecchio conio? Come le hai recuperate?
Mi viene da sorridere perché è una domanda frequente eppure sono sicura che nei cassetti di tua madre ce ne saranno a barattoli. Io li acquisto in giro per mercatini, a volte alcune clienti mi hanno regalato sacchetti pieni. Le più antiche le ho acquistate, raccontano la storia della nostra Italia e questo mi piace molto.

Dove vendi principalmente e quali sono i prodotti che vanno di più?
Al momento il mio mercato maggiore è in Italia, ma ho clienti sparsi per l’Europa e qualcuno oltre. La borse sono il prodotto che attrae di più. Ha un mercato di nicchia che mi dà molta soddisfazione.

Quali emozioni ti regala il tuo lavoro?
Incontrare i clienti che capiscono l’emozione del mio lavoro, il confronto con loro è molto importante e incontrare sconosciuti per strada con le mie borse mi diverte sempre molto.

Che cosa significa essere artigiani oggi?
L’artigiano è anche un modo di vivere, creare con le mani dà una soddisfazione che mette in pace l’animo. Tutti gli artigiani che conosco hanno una calma interiore speciale, ma credo che oggi non basti. Bisogna essere bravi imprenditori di se stessi e nel mio caso anche bravi designer, lavorare tanto e muoversi nel mondo.

E esserlo in futuro? Secondo te in che direzione si sta andando?
Un tempo gli artisti più famosi che oggi conosciamo erano considerati artigiani, gli stilisti erano sarti, poi sono diventati altro. Il futuro va verso gli oggetti che hanno un vero valore, quello dato dall’uomo. Non solo dal suo ingegno ma anche dalle sue mani. Il mercato è saturo di oggetti insulsi e senza anima, il futuro è fatto di valore e l’artigianato ha un grande valore.

Secondo te qual è la differenza tra fato e destino nella vita professionale? 
Il mio percorso è stato segnato da incontri speciali. Nei momenti in cui mi sono fatta delle domande ho trovato le risposte, guardandomi attorno. Mi sono impressionata di fronte ad eventi e scelte che non mi aspettavo nella mia vita. Fato o destino, credo siano lo stesso e se esistano non lo so, ma ci sono momenti speciali in cui avverti il cammino e se ascolti con attenzione la tua voce interiore, lo percorrerai facendoti trascinare senza troppe domande. Forse quello è il tuo destino.

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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