CONTATTAMI

Mettiamoci in contatto!

Per contattare l'intervistato devi accedere a Uncò Mag


Oppure Iscriviti manuamente

565. Stefania Corrado

7 minuti 1282 parole

Unire linguaggi diversi dell’universo cibo. Intervista a Stefania Corrado. Entra in contatto con Stefania

Parole: 1264 | Tempo di lettura: 3 minuti

IMG_9542-Edit

Mentre la intervisto al telefono – è difficile beccarla con il turbinio di attività che affollano la sua vita lavorativa – sta scendendo a Bologna, per poi spostarsi in Toscana per una cosa di semilavoro. Ma non si riposa mai? Torinese, classe 1981, Stefania Corrado esprime nei lineamenti e nella personalità il miscuglio di culture da cui proviene: quella istriana della mamma e quella pugliese del papà; due anime che confluiscono inevitabilmente nella sua cucina e che, com’è tipico di chi ha un melting pot nelle vene, l’hanno portata a esplorare, a sviluppare la capacità di unire mondi diversi, di variare contesti e situazioni. Ne è una prova il suo background formativo e professionale: prima di diventare chef, Stefania si è laureata in economia, ha conseguito un Master alla Yale University e ha lavorato come account in agenzie pubblicitarie internazionali. Poi nel 2011, quasi per gioco, ha lanciato il blog 4youfood, diventando la prima “chef multitasking” in Italia. Il suo progaetto è un esempio perfetto di personal branding: Stefania oggi è chef, consulente, food writer e docente. Mixando numeri, analisi, comunicazione e marketing è riuscita a trasformare le proprie passioni in un lavoro, ricavandosi con il cibo una nicchia al di fuori del ristorante, luogo solitamente deputato all’esercizio della professione di chef e creando, invece, qualcosa che prima non c’era.

Ciao Stefania, partiamo con una domanda semplice, ma inevitabile: cosa significa chef mutitasking?
In realtà multitasking è una definizione ormai vecchia e la sto cambiando perché rischia di far percepire quello che faccio in modo giocoso. In sostanza, vuol dire non ho un ristorante e non sono chef di brigata, ma mi occupo di eventi diversi che spaziano dallo showcooking al team building. Sono Ambassador per American Pistachio Growers e docente all’Alta Scuola di Cucina Professional Academy. Mi occupo anche di social eating da Eataly e seguo eventi in lingua inglese.

Hai anche scritto un libro “Da uno a infinito”. Ma com’è nata l’idea di diventare chef, per personalità?
In effetti rispecchia molto il mio modo di essere a confronto con pubblici e realtà diversi, dai quali ho anche tratto ispirazioni per il libro. Il libro stesso esprime questa versatilità: ci sono ricette per una cena a due o per un pranzo aziendale di venti persone, fino a un evento con 150 invitati. Diciamo che mi piace unire mondi diversi.

Torniamo alle origini. Come hai scoperto la passione per la cucina? Hai sempre saputo che volevi fare la chef?
Sì, fin da quand’ero piccola. Non arrivavo nemmeno ai fornelli e già volevo cucinare.
I miei primi biscotti li ho fatti all’asilo a 4 anni e mezzo e questa passione mi ha sempre accompagnata, anche se il mio percorso di formazione va al di là della cucina. Ho una laurea in economia e un master a Yale con specializzazione in Marketing e Comunicazione. Ho messo tutte queste competenze a servizio della mia passione. In Italia sono stata la prima chef di questo tipo. Diciamo che questo lavoro mi consente di prendere differenti linguaggi, ma ho ancora una vita davanti per imparare.

PISTACCHI_dolce_3125

L’ultima scoperta che hai fatto in cucina?
Domanda difficile! Quello che mi affascina ultimamente è lavorare con l’estrazione a freddo, ma anche ridurre le temperature di cottura. Sto cercando una cucina più salutare e più attenta che peraltro è sempre più richiesta. La materia prima per me è fondamentale. Non uso mai prodotti industriali; mi rifornisco sempre da piccoli produttori. La qualità è molto importante oggi: ci vuole consapevolezza. Anche l’industria se ne sta rendendo conto.

Da dove o da chi prendi ispirazione per i tuoi piatti?
In un primo momento ero più attirata dalla scenografia del food design, dalle lavorazioni strane, da tutti quegli elementi che stanno attorno a un piatto. Adesso approfondisco di più la materia prima, cosa che in Italia fanno bene in pochi: a Milano c’è il ristorante “Il luogo di Aimo e Nadia”; la cucina è degli chef Alessandro Negrini e Fabio Pisani, 2 stelle Michelin. Ma anche Niko Romito, 3 stelle Michelin, sta facendo un lavoro splendido sulla materia prima. Mi affascina molto anche il modello imprenditoriale, come si crea il business. In Francia quello che incarna di più questo concetto è Alain Ducasse, negli Stati Uniti è Jean-Georges con ABC Cocina. In italia Niko Romito.

Hai mai considerato l’idea di trasferirti all’estero?
Dico solo: “Perché no? Prima o poi…”.

Come definiresti la tua cucina?
È una domanda molto difficile. Per trovare il proprio stile in cucina ci vuole tempo, molto studio, sacrificio e umiltà. Per il resto, mi piace lavorare con attenzione, con prodotti di stagione e di qualità. Il risultato può anche essere un piatto semplice, ma ugualmente pieno di qualità e gusto.

Il sapore che preferisci?
Il salato sicuramente, ma anche l’amaro delle verdure pugliesi come le cime di rapa, la catalogna, le fave, è un sapore con cui sono cresciuta. Trovo interessanti anche le acidità: danno freschezza e cambiano completamente il piatto. Il mondo vegetale mi intriga di più. Utilizzare uno stesso ingrediente per diverse lavorazioni. Qualche mese fa ho lavorato sulle rape con 12 tipi diversi di cottura: rapa essiccata, rapa fritta, marinata, gel. Mi piace andare a fondo di un ingrediente.

E l’ingrediente che non deve mai mancare nella cucina di Stefania Corrado qual è?
L’olio evo (Extra vergine di oliva, ndr) è un oro prezioso. Ma soprattutto non devono mai mancare la passione e la voglia di accendere la curiosità. E un po’ di amore che cambia il risultato del piatto.

_MG_4032_alta2

Esiste un piatto a cui sei particolarmente legata?
Amo gli spaghetti aglio, olio e peperoncino. Sono di una semplicità assoluta e quando sono esaurita una bollicina francese mi risolleva completamente. Mi piace molto la pasta: gli spaghetti e pomodoro di Niko Romito, il raviolo milanese di Aimo.

L’esperienza culinaria che non dimenticherai mai?
Tante! Una su tutte il lavoro con il carcere minorile Beccaria. Si tratta di un’iniziativa di catering sociale che porto avanti con i ragazzi dell’associazione Kayròs del cappellano del carcere minorile Beccaria, don Claudio Burgio. Assieme a questi ragazzi, appena maggiorenni, progetto e preparo finger food, rinfreschi, banchetti. Mi ritrovo a fare da tutor, a insegnare loro tutto: dalla cucina alla sala; li coinvolgo anche nel menù.
Poi c’è stata Antologica, l’ultima cena a quattro mani a cui ho avuto il piacere di partecipare. Io e Aurora Mazzucchelli abbiamo accompagnato Cristiano Tomei e Paolo Lopriore cucinando per 150 persone con portate fuori di testa; un’esperienza molto divertente. Ma anche il social eating con Eataly è interessante, cucinare a tema in un luogo esclusivo.

Ci racconti qualcosa del tuo nuovo libro?
“Da uno a infinito”, edito da Gribaudo Feltrinelli; è uscito a fine gennaio. Gli scatti sono dello Studio Brambilla Serrani. Francesca Brambilla e Serena Serrani sono due fra le fotografe di food più brave e lavorare con loro è stato davvero un privilegio.
L’impostazione del libro racconta molto di me. Ci sono 3-4 macroingredienti che si trasformano a seconda del numero degli invitati o in base all’occasione: da una cena a due o in famiglia all’aperitivo con gli amici. Il libro è diviso secondo le quattro stagioni. Sono 72 ricette in totale e da due a 4 ingredienti per ogni ricetta. Ad esempio, con pomodoro e ricotta puoi fare una zuppa al pomodoro per due o una tarte-tatin per una cena in famiglia o dei macaron al pomodoro con pomodoro confit e crema di ricotta e basilico per un aperitivo in terrazza. In Italia un libro così non c‘era, è stato quasi un anno di lavoro.

Chi ci suggerisci come prossimo intervistato?
Gian Luca Ranno, fondatore di Gnammo, l’innovativa piattaforma di Social Eating.

INVERNO_VELLUTATA_OK_3079 BIS

INVERNO_PATE_PAN_BRIOCHES_OK_2251

_DSC1231

Valentina Cavicchiolo

Intervista a cura di Valentina Cavicchiolo

Un'anima curiosa e un po' irrequieta. Gli arrivi sono solo nuovi punti di partenza. Pensa. Legge. Scrive. Fotografa. Racconta. Condivide. Ama. Sente tutto con estrema intensità, ma in superficie ha il sangue freddo di un serpente.

Lascia un commento