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444. Storie da Partita Iva

9 minuti 1696 parole

Una nuova rubrica Uncò: Storie da Partita Iva. Oggi due architetti: Alessandro Scipolo e Filippo Olioso. Raccontateci le vostre! Vai ai casi >>>

Parole: 946 | Tempo di Lettura: 4 minuti

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> Intro

Fino a qualche giorno fa le ultime notizie riguardanti le partite Iva risalivano a dicembre scorso. Ma, proprio questa settimana, la tematica è tornata in auge, ricominciando a tormentare (effettivamente, non ha mai smesso di farlo) le notti dei giovani lavoratori indipendenti e di chi vorrebbe diventarlo.

Ma non serve ribadire ulteriormente il concetto: che triplicare l’aliquota dell’imposta sostitutiva e dimezzare il reddito lordo fosse una follia lo sapevamo già. Non a caso, solo a novembre 2014, sono state aperte 38.351 partite Iva. Non lo diciamo noi, ma il Dipartimento delle Finanze del ministero dell’Economia, che ha registrato un aumento del 15,5% rispetto all’anno precedente.

Comunque, le intenzioni di questo post non sono quelle di agitare gli animi, né tantomeno di alimentare le polemiche.

Vogliamo soltanto riportare un articolo nel quale ci siamo imbattuti ieri mattina sul Corriere della Sera. La firma è di Enrico Marro, che commenta il Focus distribuito dall’Istat un paio di giorni fa riguardo il carico fiscale  di famiglie e lavoratori. I dati risalgono al 2012 e mostrano un prelievo sul lavoro eccessivo che, nella maggior parte dei casi, supera di gran lunga lo stipendio netto. Eppure, non mancano le incongruenze tra guadagni e soldi versati allo stato spiegabili, secondo Marro, soltanto con «un alto livello di evasione», con il risultato evidente che a rimetterci è sempre chi sceglie di non evadere. È strano, perché essere onesti nei confronti del proprio lavoro e dello Stato non dovrebbe essere una scelta da opporre a un’alternativa disonesta.

Tornando al Focus, rispetto al 2012 i redditi non sembrano essere cambiati di molto, mentre il governo Renzi ha cercato di intervenire sugli oneri fiscali prima con il bonus mensile degli 80 euro e poi sgravando le imprese dei costi con i nuovi contratti a tempo indeterminato.

Per riassumere quanto riportato da Marro, il costo lordo medio del lavoro da dipendente è stato di 30.953 euro nel 2012, ma in tasca al lavoratore ne sono entrati la metà (16.498), ovvero il 53,3%. Ciò vuol dire che il 46,7% sono finiti in tasse, distribuiti in 25,6% per i datori di lavoro e 21,1% per i lavoratori. Questo per quanto riguarda i lavoratori dipendenti.

Per i lavoratori indipendenti, invece, il reddito netto medio è stato di 16.237 euro, a fronte di un lordo pari a 23.432 euro di media, di cui il 30,7% è stato versato al fisco.

Al di là della disamina sui numeri – per i dettagli vi rimandiamo direttamente all’articolo sul  Corriere – tirando le somme, il risultato è che il 39% dei lavoratori dipendenti ha guadagnato meno di 15.000 euro all’anno, mentre la percentuale sale al 55% per i detentori di partita Iva, e soltanto il 2,4% della popolazione ha superato i 70.000.

> Casi

 

Alessandro Berti, marketing e comunicazione
Ciro Chiumenti, architetto
Mattia De Beni, web designer
Alessandro Scipolo, architetto
Filippo Olioso, artigiano
Silvia Mazzoli, artigiana

 

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Alessandro Berti, Marketing e Comunicazione, 33 anni, Verona

Ho aperto partita Iva con regime dei minimi nel 2012, dopo aver cambiato lavoro. Prima mi occupavo di organizzazione di eventi culturali, festival del cinema soprattutto. Ho sempre avuto contratti a tempo determinato. Poi mi sono avvicinato al mondo della consulenza nella comunicazione web e ho scelto di diventare un libero professionista.

Pro e contro della Partita Iva

La partita Iva ti permette innanzitutto di essere in regola con il fisco. Sono assolutamente contro l’evasione fiscale e considero ingiusto ricevere degli introiti non sottoposti a tassazione. Per me è un aspetto fondamentale. La partita Iva ti impone una maturazione professionale  e un’attenta consapevolezza a livello di gestione contabile. Anche se, per mia forma mentis, faccio molta fatica a capire fino in fondo le questioni contabili, per le quali mi affido ovviamente al mio commercialista. Quello che lamento è la nebulosità intorno al tema: mi confronto spesso con persone che come me hanno partita Iva sulle possibilità per risparmiare, ma poi non riesco a metterle in atto perché mi mancano gli strumenti per farlo. Manca una documentazione efficace. Vorrei che ci fosse maggiore chiarezza a livello nazionale. Ci vorrebbe una carta dei diritti delle Partite Iva.

 

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Ciro Chiumenti, Architetto, 30 anni, Verona

Sono laureato dal 2009. Per qualche anno sono andato avanti a collaborazioni occasionali. L’anno scorso, dopo aver superato l’esame di Stato ed essermi iscritto alla Cassa Architetti, ho aperto partita Iva con il regime dei minimi.

Pro e contro della partita Iva?

Noi architetti non abbiamo molta scelta: o scegli di essere un impiegato, o un libero professionista. Il problema è che molte volte dietro alla partita Iva si celano dei rapporti di lavoro continuativi e per di più senza nessuna garanzia, a differenza dei normali contratti da dipendente. A novembre scorso un’impresa edile mi aveva proposto un contratto di apprendistato, ma ho rifiutato perché avrei dovuto richiedere la disoccupazione, rinunciando alla Cassa Architetti e alla libera professione. Ho faticato 5 anni per mettermi sul mercato e farmi conoscere: preferisco continuare a combattere e venirne fuori con le mie forze.
Il problema non è tanto la mancanza di lavoro, quanto piuttosto la difficoltà nel farsi pagare adeguatamente. Per arginare il problema io e i miei ex compagni di università abbiamo creato una rete di collaborazione. In questo modo, non solo possiamo interfacciarci con più clienti, ma siamo in grado di portare a termine una pratica nel suo insieme. E’ dura, ma in qualche modo si fa e l’unione nel nostro caso aiuta tantissimo.

 

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Mattia De Beni, Municipium, 34 anni, web designer, Verona

Ho aperto partita Iva nel 2008 subito dopo la laurea. Agli stage ho preferito mettermi subito in proprio, cominciando a collaborare con uno studio di amici sistemisti. Purtroppo ho fatto l’errore di affidarmi totalmente ai loro commercialisti, che mi hanno fatto aprire una partita Iva a regime ordinario. Non sapevo nemmeno dell’esistenza del regime dei minimi, né della possibilità delle collaborazioni occasionali. Mi sono fidato.

Ho lavorato gratis per un anno praticamente, dato che tutto il mio guadagno finiva in tasse. A quel punto ho accettato un lavoro da dipendente presso un’azienda dalla quale mi sono svincolato dopo un paio d’anni. Nel frattempo ho conosciuto i miei attuali collaboratori. Sono andato avanti per un po’ a prestazioni occasionali, fino a quando non ho finalmente aperto la partita Iva dei minimi.

Pro e contro della partita Iva?   

Beh, se consideri l’esperienza traumatica che ho alle spalle direi che non mi trovo per niente male, anzi! Sono autonomo, libero di lavorare a quello che voglio, quanto voglio. Ecco, forse le difficoltà che incontro sono legate più che altro all’organizzazione del mio tempo: stacco meno, lavoro di più perché chiaramente quello che guadagno dipende solo da me. In fondo è anche questo il bello di essere indipendenti, perché puoi essere ambizioso e fare sempre del tuo meglio.

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Alessandro Scipolo, VRS Architettura, 30 anni, architetto, Verona

Ho aperto partita Iva con il regime dei minimi nel 2011 quando, appena laureato, ho cercato lavoro in uno studio professionale. In realtà io avrei preferito un contratto di tirocinio professionalizzante tramite la Provincia, ma la mia proposta non è stata accettata. Dopo due anni, dal momento che avevo già partita Iva e non mi piaceva come lavoravano, ho deciso di cominciare la mia libera professione.

Pro e contro della partita Iva?  

Beh, l’aspetto positivo è dato sicuramente dalla libertà di scegliere i tuoi clienti e gestirli in totale autonomia. La difficoltà più grande è rappresentata da una tassazione indiretta molto alta perché sono pochissimi i beni che puoi scaricare, oltre al limite delle fatturazioni che, come sappiamo, non possono superare i 30.000 euro nel mio caso. Poi c’è un’altra difficoltà, di ordine sociale: siamo una generazione di lavoratori autonomi che non è strutturata in nessun modo per essere rappresentata, nonostante siamo dei fortissimi contribuenti.

 

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Filippo Olioso, Rabatto, 30 anni, artigiano, Verona

Ho aperto partita Iva alla fine del 2014. Per due anni sono andato avanti a collaborazioni occasionali. Negli ultimi mesi ho preso coraggio e ho pensato di mettermi in proprio.

Pro e contro della partita Iva?

Per ora non ho maturato ancora un’esperienza pratica tale da poterti dare una risposta precisa. Posso basarmi soltanto su quanto mi è stato detto dal mio commercialista, una persona nella quale riverso la mia totale fiducia. Se devo dirti la prima sensazione a pelle, mi sento finalmente libero. Libero di espormi senza paura.
Il problema più grande è riuscire a partire. Adesso ci sono dei canali molto più immediati e accessibili per comunicare la propria imprenditorialità in maniera semplice, ma non esiste ancora un regime fiscale adeguato, che permetta di cominciare a piccoli passi, per testare la propria idea di business e poter capire effettivamente se può funzionare.

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Silvia Mazzoli, 35 anni, Silvia’s think artigiana, Pesaro

Nel 2013 ho aperto il mio laboratorio-bottega dove realizzo borse e accessori. Attualmente ho una partita Iva con il regime dei minimi, ancora per poco però: l’età avanza e  a breve non potrò più rientrare in questo regime “agevolato”, che in realtà di agevolato non ha poi così tanto.

Pro e contro della partita Iva?

Aprire partita Iva comporta ansie e tante scadenze da rispettare, ma sono arrivata alla conclusione che non devo fare calcoli, cercare di ottimizzare le spese e quando c’è da pagare pago e basta, anche se tante volte ci si rende conto che si paga qualcosa senza avere un “servizio” indietro. Con la partita Iva devi rispettare certi aspetti burocratici che non sono altro che paletti, ostacoli alcune volte insormontabili per piccole realtà come la mia, eppure si affronta tutto.
Il lato positivo? Giorno dopo giorno porti avanti la tua idea, qualcosa in cui credi. Sei artefice di te stesso, puoi fare il lavoro dei tuoi sogni e ogni cosa conquistata acquista molto più valore, è come arare un terreno e vederne nascere i frutti, tutto questo alla luce del sole e della legalità.

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[Le foto sono state scattate a The Fab]

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> Tocca a voi!

Raccontateci le vostre storie, le pubblicheremo su Uncò Mag. Come? In tre modi:

1. Venite a trovarci a The Fab, in Vicoletto Valle 2 a Verona, vi offriamo un caffè (della moka!) e vi fotografiamo, oppure

2. Scrivete a alessio.sartore@unco.it, oppure

3. Compilate il form seguente

 

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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