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Tarallificio Alfredo

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Che cosa non vorresti mai fare da grande? Intervista a Vittoria Costanzo di Tarallificio Alfredo. Entra in contatto con Vittoria

Parole: 782 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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Napoli, fine anni 60 o giù di lì. Il piccolo Alfredo aveva da poco terminato le elementari e non sembrava avere molta voglia di proseguire gli studi. A quei tempi, però, se decidevi di non andare a scuola dovevi rimboccarti le maniche, imparare un mestiere e contribuire all’economia domestica. Ma alla domanda “Che cosa non vorresti mai fare da grande?”, da bimbo vispo e birichino qual era, Alfredo snocciolò una lista infinita di lavori che non si sarebbe mai sognato di fare. Allora un giorno la mamma chiese al titolare del tarallificio vicino a casa di insegnare il mestiere a suo figlio. E Alfredo non poteva immaginare che proprio l’unica attività che si era dimenticato di aggiungere alla sua lista di non desideri sarebbe diventata il lavoro di una vita, la sua e quella dei suoi figli Ciro e Vittoria.

Vittoria, qual è la vostra storia?

Io e mio fratello Ciro siamo naturalmente i figli di Alfredo. Abbiamo rispettivamente 25 e 27 anni. Ciro ha seguito sin da giovanissimo le orme di mio padre, decidendo di portare avanti un mestiere sempre meno praticato dai giovani. Avendo avuto la possibilità di girare l’Europa, ha potuto scoprire che in realtà questo lavoro è ricco di innovazione e fatto tesoro di quel bagaglio, senza però dimenticare mai la nostra tradizione.
Subito dopo il diploma in grafica pubblicitaria ho deciso anche io di unirmi al tarallificio di famiglia, per portare un pizzico di creatività e perché no, anche di femminilità, in un luogo da sempre frequentato soltanto da uomini.

Quando e perché vostro padre ha deciso di abbandonare il suo lavoro da dipendente per aprire un tarallificio tutto suo?

Dopo tanti anni alle dipendenze di qualcuno, mio padre si era stancato di essere un semplice operaio e decise di mettersi in proprio. Ma, con un figlio piccolo e una casa ancora in affitto, capisci bene che le possibilità economiche non erano molte. Per fortuna il suo datore di lavoro aveva da poco cambiato i forni e così, papà riusci a farsi dare quelli vecchi al posto della liquidazione. In questo modo dovette soltanto affittare un piccolo locale che, grazie al prezioso aiuto di amici e parenti, riuscì a imbiancare e sistemare in poco tempo.
Il primo anno perse quasi 20 chili per realizzare quella che sembrava un’impresa impossibile, ma la sua forza di volontà e la sua tenacia lo hanno premiato, è riuscito a crescere e a garantire ai suoi figli un futuro migliore e noi non possiamo essere da meno.

Tarallificio, ma a quanto vedo non vi limitate alla sola produzione di taralli…

Esatto. Se pensi che quando è nato il tarallificio offriva soltanto una decina di tipologie di prodotti e ora siamo in grado di garantirne oltre 70 (dal dolce al salato) direi che abbiamo fatto dei bei passi da gigante. Infatti, proprio per la nostra voglia di crescere e imparare, proponiamo prodotti sempre nuovi e adatti ad ogni ricorrenza, nei quali si possa riconoscere il nostro tocco e la nostra personalità, senza mai dimenticare la tradizione napoletana.

Quali sono le difficoltà maggiori che avete dovuto e dovete ancora affrontare?

Anche noi, come tutti, abbiamo dovuto fare i conti con la crisi, il potere di acquisto è precipitato e i clienti si limitano a comprare il minimo indispensabile.
Inoltre, trattandosi di un’attività a conduzione familiare, le difficoltà aumentano: lavoriamo tutti i giorni per garantire prodotti sempre freschi e di qualità, senza limiti di orari, senza contare che, naturalmente, come tutte le attività di questo genere, bisogna lavorare anche (e soprattutto) nei giorni e nei periodi di festa. Pertanto, tutta la famiglia, inevitabilmente, trascorre gran parte del suo tempo qui in laboratorio. Insomma, le difficoltà ci sono e ci saranno sempre, non possiamo sapere cosa ci riserva il futuro, ma di una cosa siamo certi: resteremo sempre uniti.

Qual è il punto di forza della vostra attività?

Senza dubbio le materie prime che vanno sempre scelte con cura, senza mai dimenticarsi che in questo mestiere il risparmio non è mai guadagno.

Qual è la cosa che più vi piace del vostro lavoro?

I complimenti e la soddisfazione dei clienti, certamente. E’ la cosa che più ci rende felici in assoluto e ci ripaga dei nostri sacrifici. Guardarli gustare soddisfatti un nostro prodotto non ha prezzo.

Un consiglio a un giovane aspirante artigiano?

L’Italia è un paese fondato sull’artigianato, ma questo non tutti lo sanno. Chi decide di fare l’artigiano deve essere consapevole che sta andando incontro a una vita piena di sacrifici ma con altrettante soddisfazioni. L’unico consiglio che ci sentiamo di dare è di essere sempre innovativi mantenendo salde le tradizioni.

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Isabella Sacchetti

Intervista a cura di Isabella Sacchetti

Chief editor. Ascolta (tanto), parla (tantissimo), legge, traduce. I suoi amici non vogliono mai accompagnarla da nessuna parte perché conosce troppe persone. Lei dice sempre che prima o poi si fermerà, ma ormai non le crede più nessuno, soprattutto ora che va intervistando gente in giro.

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