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Tarinii Ferrari

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Cura le persone con le sette note e le campane tibetane. Intervista alla musicoterapeuta Tarinii Ferrari

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Ha fatto della musica la propria professione, ma in un modo molto originale, che va oltre le esibizioni live e che ha una valenza terapeutica, curativa. Tarinii Ferrari, venticinquenne cremasca, ci spiega come è diventata musicoterapeuta e come, ogni giorno, usa le note musicali per attività di intervento e miglioramento sui bambini.

Tarinii, il tuo è un lavoro fuori dal comune. Come ti sei avvicinata alla musicoterapia?
Mi ci sono avvicinata con l’intento di unire due mie passioni: la musica e l’aiuto verso le persone in difficoltà.
Un musicoterapeuta ascolta la persona in tutto il suo essere e cerca di accompagnarla in un percorso individuale con obiettivi che si delineano durante le sedute. Questo avviene tramite tutto ciò che è sonoro e prevalentemente non verbale: utilizzo del movimento, degli strumenti, dei suoni, della musica e del corpo.

Quindi la musicoterapia è un approccio che serve per intervenire su pazienti in condizioni di disagio fisico o psichico.
Esatto, offre benefici a livello psicofisico in ambito curativo, ma anche preventivo.

Come ti sei formata per fare questo mestiere?
Ho studiato al Centro Musicoterapia Studi e Ricerche di Milano, e poi mi sono specializzata nel modello Benenzon a Buenos Aires e in massaggio sonoro con le campane tibetane, con Albert Rabenstein, al centro di suono armonico di Reggio Emilia.

Con che tipo di pazienti lavori principalmente?
Prevalentemente con i bambini in ambito preventivo. Il mio lavoro si svolge in una stanza protetta, terapeutica. Lì propongo attività di musicoterapia attiva – i bambini si esprimono attraverso gli strumenti – e ricettiva, cioè i bambini ascoltano musiche scelte a seconda dell’obiettivo. L’approccio è ludico, le attività sono innumerevoli, e  i bimbi mi aiutano a inventarne sempre di nuove.

Che ruolo gioca per te la musica e quando ti sei accorta che è così importante per te?
La musica, il suono ed anche il silenzio svolgono un ruolo centrale nella mia vita, amo il canto e la musica, mi piace comporre canzoni, utilizzare il suono per curare. Fin da bambina sono stata affascinata dai suoni della natura e dalla musica.

Oltre alla musicoterapia infatti sei anche cantautrice.
È vero, e attualmente mi esibisco nei locali e nei teatri, o dove ci sono spazi in cui la musica “alternativa” può interessare, ma l’arte di strada, che pratico costantemente, rimane per me il modo più spontaneo e vero di fare musica.

Si può dire che il benessere è al centro della tua formazione e professione, dato che insegni anche yoga. Vi sono punti in comune con la musicoterapia?
Sì, pratico lo yoga sin da bambina e lo insegno da cinque anni. Tutto è collegato e non può essere diviso, soprattutto perché ogni persona porta con sé il suo bagaglio di esperienze ed osserva il mondo a seconda di quello che ha studiato. Lo yoga e la musicotarepia hanno approcci e tecniche differenti ma possono arricchirsi a vicenda. L’importante è avere chiaro l’obiettivo che si vuole raggiungere con la persona e scegliere quale metodo adottare.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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