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Thomas Bastianel / Innesti Sociali

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Un’asta di opere d’arte. Ma invece del denaro si offre tempo. Intervista a Thomas Bastianel, Innesti Sociali. Entra in contatto con Thomas


Parole: 505 | Tempo di lettura: 2 minuti

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Creare un link fra associazioni di volontariato e chi, invece, il volontariato lo vuole fare e non sa bene come. Ecco l’idea che sta alla base di Innesti Sociali. Come fare? Anche con un’asta di opere d’arte. Ce lo spiega Thomas Bastianel, presidente di questa nuova realtà.

Thomas, qual è il concetto che sta alla base di Innesti Sociali?

Creare una realtà che funga da contatto fra chi ha un po’ di tempo libero per fare del volontariato e le varie associazioni no profit. Mettere insieme domanda e offerta, in un ambito ancora distante da questo tipo di dinamiche. Il tutto tramite eventi e piattaforme tecnologiche, in modo che si possa raggiungere un obiettivo comune divertendosi.

Com’è composto il vostro staff?

Siamo un gruppo di under 35 con formazione universitaria molto diversa. Io mi sono laureato in Economia all’Università Ca’ Foscari di Venezia e ho fatto esperienza di terzo settore negli Stati Uniti, al Centro Studi sulla Filantropia e la Società Civile della City University di New York. Ora lavoro nell’area Pianificazione e Studi della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.  Con me ci sono Pierluigi Padovan, vice-presidente, anche lui economista; Alessio Granello, laureato in Scienze Informatiche; Marco Domina, esperto di marketing; Mara Zin, libera professionista nel campo della grafica pubblicitaria e della comunicazione; Francesca Domeneghetti, ingegnere civile idraulico; Alessandro Checchin, ingegnere edile, e il revisore legale Alberto Pisarro, dottore commercialista. I diversi percorsi formativi ci rendono complementari e ci permettono di rendere Innesti Sociali una realtà ben strutturata.

Timeraiser: che cos’è?

È un’idea che nasce in Canada, a Toronto. Si tratta di un’asta: da un lato dei giovani artisti mettono a disposizione le proprie opere, dall’altro c’è chi offre il proprio tempo libero per acquistarle. Quindi: non si offre denaro ma il tempo, in buste chiuse che vengono aperte a fine serata. Le opere però andranno in mano ai vincitori una volta che avranno veramente svolto le ore di volontariato promesse.

Dove e quando?

Stiamo organizzando l’evento in questi giorni. Sarà il primo “timeraiser” europeo e ci piacerebbe farlo a Padova: abbiamo già un contatto con il comune per essere ospitati al Centro San Gaetano. Speriamo di riuscire ad organizzare tutto prima dell’estate.

Qual è la vostra vera sfida?

Rendere più divertente e originale il mondo del volontariato e del no profit, avvicinandolo così alla gente. I dati italiani purtroppo parlano chiaro: il 65% dei giovani non si è mai dedicato al volontariato, mentre in Gran Bretagna e negli USA il dato arriva al 35/40%. Un gap che l’Italia deve colmare. Speriamo anche grazie a noi!

È possibile incentivare il volontariato coinvolgendo anche le aziende?

Il volontariato d’impresa è uno dei nostro obiettivi nel medio/lungo periodo. L’idea è che i dipendenti possano dedicarsi al no profit tramite un numero prestabilito di ore di lavoro retribuite. Negli USA funziona bene, vorremmo poterlo applicare anche qui in Italia.

Annalisa Celeghin

Intervista a cura di Annalisa Celeghin

Osservatrice con Pepe: inteso come quattrozampe di genere femminile. Binocolo su cinema, musica, marketing, cani e palestra, tutto in senso antiorario. Collaboro con il Mattino di Padova su cronaca, sport, cultura.

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