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Tiziana Rinaldi

4 minuti 750 parole

Dieci anni da impiegata alle poste. Ora ha una pecora e vive di pittura e illustrazioni. Intervista a Tiziana Rinaldi.

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Non è facile orientarsi tra le note bibliografiche di Tiziana Rinaldi. Dice di sé di essere nata “in una casa di mare, un giorno di fine autunno, all’ora del tè”, di essere pittrice, illustratrice e scrittrice, e di dividere il suo tempo tra Porto Santo Stefano, dove è nata, e un misterioso borgo ligure affacciato sul mare in cui vive assieme al compagno, una pecora, una gatta scontrosa e due galline. Si occupa di arte a tempo pieno scovando bellezza e meraviglia ovunque ma, soprattutto, nei paesaggi marini e collinari che ispirano i suoi quadri  e le sue foto.

Tiziana, hai iniziato studiando Psicologia, poi hai cambiato poi completamente rotta con la frequentazione dei corsi liberi presso l’Accademia Linguistica di Belle Arti di Genova, diventando pittrice. Rimpianti?
Solo quando dovevo saldare le parcelle dell’analista che mi seguiva. Scherzo, ma non troppo. Infatti tra lo studio di Psicologia mai terminato e i corsi liberi all’Accademia ho trascorso un lungo periodo come impiegata alle Poste. Quando, una decina d’anni fa, ho costruito il mio sito, ho omesso questa parte perché un po’ me ne vergognavo: mi sembrava così prosaica. Non andava ancora di moda tutta la faccenda del ricollocamento, così l’ho “dimenticata”. Sbagliando, perché quel lungo tratto di vita come impiegata infelice è stato fondamentale. E’ stato proprio nel periodo delle superbe parcelle pagate all’analista, rimpiangendo di non essere al suo posto, che ho rimpianto ancora di più di non aver seguito quello che veramente avrei voluto fare: vivere di pittura. Le parcelle hanno poi dato i loro frutti, ho capito che non avrei potuto continuare così e dopo un anno di aspettativa mi sono licenziata. In quel momento è iniziata la mia seconda vita, che tuttora prosegue. Di quella vita di impiegata no, non ho nessun rimpianto.

Attraverso quali canali sei riuscita a farti conoscere?
Quando ho iniziato a fare le cose sul serio, nel 1995, ho seguito la strada consueta delle gallerie, delle mostre, tutto a livello locale. Internet non era ancora uno strumento di comunicazione o vendita, o almeno non nella mia mente. Quando, qualche anno dopo, ho acquistato un computer e fatto i primi passi nel web, ho subito capito l’enorme potenzialità di questo mezzo e le possibilità che mi si aprivano. Così ho costruito un sito, creato il mio blog, aggiunto la partecipazione a qualche social, e tutto questo ha dato i frutti che speravo. Persone altrimenti irraggiungibili mi contattavano, volevano conoscermi, sapere di più sul mio lavoro, acquistarlo. Un sogno che si avverava. Tuttora sto continuando attraverso questo mezzo, trascurando invece un po’ il settore con cui avevo iniziato, ovvero le mostre presso centri artistico-culturali o gallerie. Un peccato, ma vuoi mettere la fatica fisica di allestire una mostra e seguirla anziché fare tutto questo con qualche click? Un altro importante mezzo per farmi conoscere è stato ed è ancora quello dell’illustrazione, cosa che reputo un’immensa fortuna e una sorta di prodigio, visto che mi è semplicemente capitata senza che la cercassi, così come si fanno certi incontri fortuiti.

Si può vivere di sola arte?
Non credo consiglierei, a chi volesse fare il mio stesso tipo di percorso, di lasciare un lavoro sicuro con la stessa leggerezza con cui l’ho fatto io. Sono cambiate troppe cose: siamo in mezzo a una crisi economica epocale e un lavoro sicuro non è cosa da abbandonare senza averci riflettuto molto seriamente, senza avere una sorta di paracadute. Allo stesso tempo, però, credo sia sacrosanto perseverare nella costruzione di un’attività amata che dia la soddisfazione che tutti dovremmo provare lavorando. Consiglierei dunque di proseguire, in un primo momento, con il lavoro stipendiato, magari scegliendo una forma di part time che permetta di dedicarci all’attività desiderata. Solo quando questa fosse talmente avviata da non lasciare spazio a insicurezze allora sì, sarebbe il momento di fare una scelta definitiva.
Io riesco a vivere di arte, ma sono stata molto fortunata e mi accontento di poco. Non conduco una vita dispendiosa, faccio ogni giorno scelte familiari e professionali che mi permettono di vivere secondo le mie possibilità. Passare dalla certezza di uno stipendio fisso all’incertezza assoluta è stata una rivoluzione totale nella mia vita. Si alternano momenti fantastici, in cui le entrate sono persino superiori a quelle del mio stipendio fisso, a momenti di grandissima magra, come respirare sott’acqua con una cannuccia. L’importante è imparare a conoscerli, sapere pressappoco collocarli secondo l’andamento dell’anno, e diversificare il più possibile la propria offerta.

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Rossella Boriosi

Intervista a cura di Rossella Boriosi

Classe '66, vivo a Perugia con i miei tre figli, un criceto e - talvolta - il marito. Da due anni curo un blog - trefigli.style.it - dove parlo di maternità col disincanto derivante da una fisiologica sventatezza. Lo scorso novembre ho pubblicato Tre figli unici - sopravvivere a brufoli, tabelline e svezzamento in un colpo solo (ed. Futura)

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