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Veronica D'Ambrosio / La vera Capri

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La crisi mi ha costretto ad abbandonare la mia professione, ma non la mia passione. Intervista a Veronica D’Ambrosio di La Vera Capri. Entra in contatto con Veronica

Parole: 585 | Tempo di Lettura: 2 minuti e mezzo

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Veronica D’Ambrosio, 35enne di Portici, fino a 3 mesi fa faceva l’agente di commercio nel settore moda. Poi, a un certo punto, la crisi ha messo fine a una professione che ricopriva da 13 anni, ma non alla sua passione per il campo dell’abbigliamento, né alla sua intraprendenza: Veronica è diventata artigiana e dato vita al brand La Vera Capri, marchio che realizza sandali in cuoio totalmente Made in Italy.

Veronica, cosa ti ha dato la spinta per creare un tuo brand di sandali?

La genesi del mio marchio nasce dall’unione tra la passione per la manualità ed il fascino esercitato dalla cultura dell’artigianato che mi porto dietro sin da bambina, ma non posso nascondere che all’origine di questo percorso ci sia stata una buona dose di casualità. Sono nata in una terra ricca di tradizioni manifatturiere ma l’evento che ha scatenato il mio fervore professionale si è verificato a molti chilometri da casa mia e nella città, forse, più distante culturalmente dalla mia Napoli: Londra. Girovagavo per Notting Hill e fui attratta da un ragazzo chino su di un piccolo banco da lavoro, realizzava sandali. Dopo pochi minuti eravamo già in piena conversazione e ho scoperto che i suoi nonni provenivano dalla mia stessa terra. Forse avevo bisogno di un sogno, o solo di uno stimolo, ma quell’incontro è stato l’origine del mio lavoro.

Così hai iniziato la tua avventura…

Esatto. Mi preme però evidenziare che alla base di questa sfida professionale c’è l’obiettivo di recuperare un patrimonio di conoscenze e tradizioni che non volevo andasse perduto. Ho avuto la fortuna di nascere in una città dove gli artigiani hanno, con i loro mestieri, dato nomi a vicoli e strade, dove il bagaglio di riti e segreti si tramandava di padre in figlio ed anche se nei decenni questo patrimonio culturale si è lentamente smarrito, oggi grazie all’entusiasmo di giovani come me si sta realizzando una capillare opera di rivalutazione che consentirà, anche alle generazioni successive, di poter attingere ad un patrimonio di arti e mestieri che, in un contesto di crisi sistemica, potrà garantire una autonomia professionale ed economica di ampio giro. essere il custode di un’arte significa poterla esercitare e diffondere ovunque nel mondo.

Nel concreto come hai imparato il tuo nuovo mestiere?

In questo percorso ho avuto anche una piccola dose di fortuna: pur essendo mossa dal sacro fuoco dell’iniziativa mi mancavano le tecniche di base, ma questa volta all’opera della dea bendata ho sostituito la mia incontrollabile caparbietà e dopo tanto girovagare ho conosciuto un maestro che ha avuto pazienza e la voglia di insegnare. Sono stata una brava allieva ed ho imparato presto. Da questa mia prima stagione ne esco vincitrice, le mie collezioni create interamente da me sono piaciute: io disegno le collezioni e per i materiali mi affido ad artigiani del settore.

Come ti promuovi?

Mi promuovo con il passaparola, ma soprattutto con il web, dove ho una pagina Facebook che mi ha dato la possibilità di farmi conoscere in modo repentino da clienti all’estero, a cui ho spedito le mie creazioni. Volevo, nella mia nuova attività, anche aggiungere la mia particolare sensibilità al riciclo, ragion per cui i sacchetti che avvolgono i sandali sono realizzati sempre da me cucendo stoffe ricercate. per realizzare questo progetto ci vogliono molto meno di 10 mila euro, molto molto meno.

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Elisa di Battista

Intervista a cura di Elisa di Battista

Giornalista, appassionata di comunicazione, digitale, social media, fotografia. Blogger, racconta storie di giovani e artigianato sul suo blog www.laureatiartigiani.it. Seguila su Twitter: @ElisaDiBattista

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