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581. Veronica Marchi

4 minuti 745 parole

La gentilezza genera opportunità. Intervista a Veronica Marchi, cantante e musicista. Entra in contatto con Veronica.

Parole: 712 | Tempo di lettura: 3 minuti

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Enfant prodige a 4 anni suona il pianoforte d’istinto. Una carriera nella musica attraversando varie fasi fino all’insegnamento. Come si vive oggi di musica in Italia? Ce lo racconta Veronica Marchi

Veronica, sei una musicista professionista, ci racconti qual è il tuo primo ricordo legato alla musica?
Se penso al mio avvicinamento alla musica penso sempre a quando avevo 4 anni e ho messo le mani sul pianoforte per la prima volta, così, dal nulla. Questo ricordo si accompagna sempre ad una sapore buono, ad un istinto artistico puro, se poi la musica è diventata il mio lavoro è stato solo la conseguenza naturale del mio essere e questo ravviva ogni giorno la mia vita.

Ci racconti la tua storia e se c’è stato ad un certo punto della tua vita un disequilibrio che ti ha portato a intraprendere questa strada?
Si può parlare di più di un frammento di vita che ha segnato una piccola o grande crisi di passaggio, quei momenti necessari per fare un passo in avanti o fermarsi. Sicuramente la più grande delle crisi l’ho vissuta a 24 anni, quando da un pò lavoravo in un negozio di dischi e questo mi procurava quella strana sensazione di tranquillità economica che solo il “lavoro sicuro” può darti. In verità stavo piano piano morendo dentro giorno dopo giorno, non scrivevo quasi più. Alla fine ho scelto di lasciare tutto per dedicarmi al salto nel vuoto con tutta me stessa. E ho fatto bene, il successo è ogni giorno e ho scelto di essere felice ogni giorno della mia vita facendo quello che so fare meglio.

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Il più bel concerto?
Difficilissimo risponderti…ho tanti ricordi importanti legati ai concerti. Il primo che mi viene in mente è però quello del 2005, la presentazione del mio primo disco. Mi ricordo che il teatro era pieno e in quel momento mi sono sentita felice, realizzata, soddisfatta, avevo tutto quello che mi serviva.

Il momento più difficile della professione del musicista?
Ogni volta che devi spiegare quello che fai nella vita! E’ vero, è così! Non muore mai la domanda “sì, ma di lavoro cosa fai?”, è un evergreen e ti ci misuri ogni giorno, purtroppo. Però è anche il bello di questo mestiere, almeno hai l’opportunità ogni volta di sentirti vivo, non ci si rilassa mai!

Cosa pensi della musica in streaming? Un recente articolo racconta di come l’industria musicale stia spostando l’attenzione verso un nuovo rapporto tra musicisti e fan, più che sulla vendita di dischi o di biglietti di concerti. Cosa ne pensi?
Della nuova frontiera ho una buona opinione, in fondo anche se in minima parte ho vissuto anch’io alcuni cambiamenti che dapprima sembravano insuperabili e che col tempo si sono rivelati utili (ancora nel 2005 registravo su cassetta i miei provini), passare al digitale è stato un trauma per me ma come è giusto che sia bisogna andare avanti conservando integrità e bellezza. Ecco, la bellezza secondo me è la cosa più importante. Non importante da quale canale passa, basta che ci siano belle canzoni, intelligenza ed emozioni.

I tuoi progetti artistici si stanno muovendo verso il teatro
Sto lavorando ad uno spettacolo confezionato per i teatri e sarà un concerto al quadrato, mi piace definirlo così. Sto sperimentando nuovi suoni, ci saranno nuove canzoni, interpreterò brani celebri, mi cimenterò anche in qualcosa che non ho mai fatto prima…è un lavoro diverso dal classico concerto e sono felice di poter finalmente portare in scena qualcosa di innovativo per me e per il mio pubblico. E’ una produzione in collaborazione con Pensiero Visibile, l’agenzia con cui sto lavorando da qualche anno e che nel 2014 mi ha portato in tour in Repubblica Ceca e Polonia.

Cosa consigli ad una persona che voglia intraprendere la strada del musicista di professione?
Di avere tanta pazienza, di ascoltarsi e di vedere il successo in ogni passo avanti, mai come la vetta di una montagna. E poi di armarsi di passione, di gentilezza. La gentilezza genera opportunità.

L’album che stai ascoltando in questo momento?
City And Colour, tutta la produzione. E poi classici del jazz di cui sono ghiotta da sempre, in particolare Nat King Cole e Billie Holiday. E poi artisti emergenti, ne ascolto a valanghe, specialmente cantautori alle prime esperienze, mi piace captare il loro potenziale, ho iniziato a produrre alcuni artisti emergenti, a scrivere per loro e a lavorare sulle loro voci. Una nuova frontiera che mi sta entusiasmando moltissimo.

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Alessio Sartore

Intervista a cura di Alessio Sartore

Il suo sito è alessiosartore.com

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