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Vincent Ooghe

5 minuti 899 parole

Corto è bello: come ti racconto la crisi nel tempo di un caffé. Intervista a Vincent Ooghe.

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[On peut lire l’article en français içi]

Vincent, come nasce J’aime mon job?
JMJ nasce come progetto collettivo realizzato con Oumar Diawn, Fabrice Valsin e Samir Abdessaied da un’idea originale di Djiby Badiane.
Volevamo un programma corto che raccontasse i lavori che si sviluppano in periodo di crisi, chi il mestiere se lo crea da solo. Volevamo far ridere senza fermarci in superficie: la crisi coinvolge oggi il mondo del lavoro nella sua totalità, volevo mettere il problema al centro.
Con una certa idea di positività, anche: per mostrare che esistono persone che ce la fanno, che prendono in contropiede la crisi.
Cosi’ abbiamo ideato questa webserie umoristica con episodi brevi (1-2 minuti): un episodio, un personaggio.

Un tema complesso in un format così breve: come si fa?
Con ironia. Volevo un linguaggio comico ma graffiante, che ci permettesse una distanza dalle cose: una licenza che a volte ci ha spinto lontano, come nel caso delle allusioni ai suicidi di France Telecom ne L’affitta-spalla riconfortante, l’episodio pilota. E’ la storia di uno che aspetta gli uomini d’affari stressati all’uscita dall’ufficio, e offre la sua spalla per rincuorarli.
Mettendo il lavoro al centro, mi importava di mettere in evidenza le conseguenze che la crisi provoca sulle persone. Così è per Il punching ball umano, pronto ad incassare la frustrazione di chi – all’uscita dai centri per l’impiego o dalle banche – ha ricevuto l’ennesimo rifiuto, o ancora La traduttrice dei senza fissa dimora, votata all’assistenza espressiva di chi vive ai bordi della strada: la sua fila di “clienti” si allunga di giorno in giorno.
Le conseguenze della crisi sono anche il tema del Procreatore professionista, un episodio che immagina uno scenario alternativo per le famiglie desiderose di un figlio ma prive di mezzi.
A questi personaggi, che hanno posto le basi della serie, ne sono seguiti altri, talvolta più “leggeri” ma sempre in relazione con l’obiettivo del progetto.

Come trovi i tuoi personaggi?
Ho diversi metodi.
In alcuni casi, lascio semplicemente correre la mia immaginazione. E’ un lavoro di osservazione e di ascolto della società. In altri, sono i fatti tragici legati alla crisi ad ispirarmi: dai numerosi episodi di persone che si danno fuoco per disperazione è nato L’estintore di torce umane. L’idea – su cui ha influito l’attualità greca – era di mostrare che questi casi sono talmente numerosi che ci si potrebbe permettere di pagare delle persone per spegnere i suicidi. E in questo, spero di non essere per nulla profetico.
Cerco di restare in ascolto di ciò che succede intorno a me, dei cambiamenti che intervengono ripercuotendosi sul nostro equilibrio: mi sforzo per ognuna di queste di trovare il mestiere che mostrerebbe al meglio l’assurdità della situazione. Come La decoratrice di piccoli spazi, che arreda gli armadi a muro e gli sgabuzzini che alcuni proprietari affittano a chi non ha mezzi.
E per finire, mi piace semplicemente giocare con le parole.
Così prendo dei mestieri e li “parassito” un po’ per deviarli verso un soggetto che trovo interessante o divertente. Ne sono nati lo sportivo scarso e la consulente d’orientamento sessuale.

Cosa ti ha sorpreso di più in questo lavoro?
Il riscontro con la realtà.
Una volta girati gli episodi abbiamo scoperto che alcuni ruoli esistevano davvero.
Alla fine degli anni ‘90 in Giappone aveva fatto parlare di sé un uomo che faceva il punching ball umano, non per forza all’uscita dagli uffici ma per la strada. Una storia che ha avuto gravi conseguenze sulla sua vita (la sua donna l’ha scoperto e lasciato per questo motivo).
La stessa cosa è successa per la spalla di conforto: negli Stati Uniti una ragazza distribuiva gesti di tenerezza a casa sua, un ruolo che è una declinazione dei “Free Hugs” che già conosciamo.
E nel caso del procreatore professionista, da un articolo ho scoperto che in Germania qualcuno si era inventato questo lavoro: l’ho contattato e ho scritto l’episodio anche basandomi sui suoi consigli.

Da non credere.
E’ incredibile vedere come puoi figurarti le situazioni più assurde, e rendersi conto che esistono già, qualcuno da qualche parte l’ha fatto.
L’immaginazione umana non ha limiti, in ogni caso per quanto riguarda l’istinto di sopravvivenza: il lavoro ha preso il posto essenziale della nostra società, è attraverso di esso che ti devi definire, con quello che puoi trovare il tuo posto nella comunità. Una sfida difficile in questo momento di crisi: e l’impressione è che sia solo l’inizio.

Gli episodi sono stati trasmessi da diverse reti. Che reazioni avete avuto?
Di tutti i tipi. Gli episodi che hanno scioccato di più sono stati quelli della Traduttrice dei senza fissa dimora, e La consulente d’orientamento sessuale (quest’ultimo trasmesso in pieno dibattito per il “matrimonio per tutti” ndr.) Si può ridere di tutto, quando sai fare la differenza.

Hai altri progetti in cantiere?
Un progetto personale, per il quale ho recentemente ottenuto il sostegno del Centro Nazionale per la produzione Cinematografica e dell’immagine animata.
E’ un finanziamento importante perché mi permetterà di girare i primi tre episodi: altri aiuti saranno necessari per supportare il processo di produzione, ma dati i costi cui siamo confrontati (sui 15mila euro/episodio)si tratta di un’ottima notizia. Anche perché il genere comico non è proprio fra le corde del CNC. Come si chiamerà? Fucking French Films!

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Annonceuse de mauvaises nouvelles

Loueur d’épaule réconfortante

Traductrice de SDF

Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

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