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433. Xavier Damie / Wash & Co

5 minuti 831 parole

Altro che tè coi biscotti! A Lille, alle cinque fai la lavatrice e intanto ti bevi un caffè. Intervista a Xavier Damie, WASH & CO. Entra in contatto con Xavier

Parole: 845 | Tempo di Lettura: 3 minuti e mezzo

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In settimana o nel weekend, a piacere, la sosta è condita da una comoda chiacchierata sul divano, muffin e giornale alla mano.
A dar battaglia alla triste routine di chi non ha il lusso della lavatrice in casa è Wash & Co, neonata «lavanderia gourmande» del centro città: pensata, realizzata e ora diretta da Xavier Damie, a un mese dall’inaugurazione (il 10 dicembre ndr.) ne scopriamo la storia e le ambizioni, che uniscono ad una vocazione lavorativa territoriale (quasi un «chilometro zero umano», fatto di assunzioni e collaborazioni che si vogliono locali) una prospettiva internazionale.
Il locale apre dal martedi alla domenica (9h30-20h per i primi due giorni, 10h30-20h per il resto della settimana) e come in tutti i posti che si rispettino c’è anche un menù: il più economico parte da 5,50€ per un lavaggio da 8 kg e un caffè.

Xavier, l’idea ti è venuta, ok. E poi? Cos’hai dovuto fare?

Ho dovuto imparare a far tutto. In tasca avevo 6mila euro per un progetto che ne costava 150mila: mi servivano dei finanziamenti, un locale, le lavatrici, e una volta trovati gli elementi serviva mettere tutto insieme.
Il locale che accoglie Wash & Co prima era una scuola guida, i lavori non sono mancati. Mi sono occupato di restaurare il muro (in mattoni tipici), rifare il pavimento, rialzare il soffitto di un metro. È stata una ricostruzione completa, arredamento incluso. Ci abbiamo messo due anni.

Chi ti ha aiutato a finanziare il progetto?

Ci sono diversi organismi locali e regionali che mi hanno dato una mano. Hanno co-finanziato il progetto la Caisse Solidaire (regione Nord Pas de Calais, sostiene progetti locali, creazioni di posti di lavoro o progetti con finalità sociali o ambientali), il Club des Cigales (collettivo di investitori che sostiene progetti locali giovani), il raggruppamento Métropole Sud di France Initiative (rete nazionale di accompagnamento e partenariato per il lancio di nuove attività) e la Fondation de la Deuxième Chance (per la seconda possibilità, è una rete nazionale attiva in diversi settori per il lancio o la ripresa di un’azienda).

Hai dovuto convincere molte persone: quali sono stati gli ostacoli principali?

Con un licenziamento alle spalle (con contenzioso, ma l’effetto è lo stesso) non mi presentavo bene. Finanziariamente non potevo anticipare molto, il progetto mancava di un bilancio preventivo: le banche mi rifiutavano regolarmente il prestito. «È un progetto troppo rischioso» dicevano.
Il concetto era piaciuto da subito, però. Wash & Co è la prima lavanderia gourmande in Francia, la proposta era una novità completa. Con le idee succede spesso così: ognuno si immagina un po’ quello che vuole, ci mette dentro del suo.
La difficoltà principale era decisamente la mia situazione personale. Ero un personaggio fuori dagli schemi. E alla Francia gli schemi piacciono assai…

In questo contesto i collettivi sono stati di grande aiuto, direi.

Si, sono realtà di grande utilità. Si tratta di veri business angels : prendono delle parti della società per lanciare l’attività, senza obblighi di rimborso. Servizi simili concedono di solito un anno di tempo prima di richiedere l’utile.
La mancanza di convinzione da parte delle banche era dovuta anche al fatto che puntavo alto. Troppo, secondo loro: le cifre di fatturato che contavo (e conto) di ottenere sono decisamente più alte di quelle di settore. Sia nel caso delle lavanderie, sia in quello dei piccoli bar.

Il tuo progetto è ben ancorato al territorio. In che senso?

Lo è in diversi aspetti. Innanzitutto c’è la voglia di assumere. Voglio che Wash & Co sia un’opportunità per gli abitanti di Lille e dintorni: i miei fornitori sono tutti della zona, e l’obiettivo è di crescere in questo senso. Voglio la gente di qui.
E per quanto riguarda il materiale, la scelta delle lavatrici è stata fatta anche in base al risparmio di acqua ed elettricità che permettono.

Nella scelta di aprire Wash & Co a Lille c’è anche una volontà di offrire alla città un luogo di ritrovo, o pensavi soprattutto al servizio?

Sono partito da una constatazione: il mercato delle lavanderie automatiche è deprimente!
Già non hai particolarmente voglia di fare una lavatrice, per di più ti tocca aspettare in un locale asettico, dove tutti stanno seduti a fissare il tamburo che gira, o leggono in silenzio. Nessuno si parla. Volevo inaugurare un luogo rassicurante, di impronta familiare. Un posto dove venire a svolgere gli obblighi della vita con più leggerezza, leggersi un giornale, bersi un caffè, fare due chiacchiere se ne hanno voglia. Volevo un posto cosi, dove c’è vita.

Prospettive?

Vivo la mia idea come se avessi lanciato il sasso. Il progetto è nato qui ma è esportabile ovunque. Potrebbe essere la prima laverie gourmande di una catena: mi piacerebbe lanciare il concetto, in altre città francesi e perché no, all’estero. Magari in Italia?
Insomma, prendo quest’attività come un inizio. Non mi voglio fermare qui.

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Gaia Puliero

Intervista a cura di Gaia Puliero

Vive a Parigi dove lavora per il portale di viaggio Easyvoyage. Collabora con la rivista africanista Nigrizia

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