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Marta Proietti Gaffi / Zero Più Marta

5 minuti 847 parole

Oggetti di scarto diventano risorse ricche di storia. Intervista a Marta Proietti Gaffi di Zero Più Marta. Entra in contatto con Marta

Parole: 810 | Tempo di Lettura: 3 minuti

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Oggetti di scarto che diventano risorse. Questa è la storia di Marta, architetto che ha deciso di mettere al centro del suo lavoro un materiale versatile come solo la carta sa essere: semplice, prezioso, fragile e resistente al tempo stesso creando il marchio Zero Più Marta.

Marta, come nasce Zero Più Marta?

Zero Più Marta nasce concretamente nel Gennaio 2011, quando mi rendo conto che è arrivato il momento di provare a realizzare qualcosa per me e con le mie forze. Ma la gestazione di Zero Più Marta è stata molto lunga, decennale, perché questo nome, che nasceva da uno stato d’animo, doveva prendere corpo.
Per essere sintetici, dico che “Zero Più” è il mio modo di vedere gli oggetti di scarto, che per me diventano risorse, suggestioni ricche di storia.
L’aggiunta del mio nome, Marta, esprime l’esigenza di dichiarare una unicità, per contrastare un mondo del lavoro che sfacciatamente si vanta dell’intercambiabilità delle persone.
Riappropriarsi della propria identità e del diritto di unicità è un passo fondamentale per la realizzazione professionale e sociale.

Perché proprio la carta al centro del tuo lavoro?

La scelta della carta è arrivata strada facendo. In realtà mi piace lavorare con tanti materiali: tessuti, legno, metalli. La carta ha preso il sopravvento, perché riesco a manipolarla velocemente e con tante tecniche diverse, per soddisfare l’impulso creativo, che ha bisogno di vedere realizzato il prototipo quasi in tempo reale. Dopodiché è un materiale affascinante, semplice e prezioso, fragile e resistente, a seconda di come lo si usa. Ne esistono tantissime qualità, fatture, trame e colori. Lavorare con la carta è un’esperienza emotiva.

Come nascono i tuoi oggetti?

Gli oggetti nascono in vario modo, dall’istinto e dal tipo di carta che ho tra le mani. Ogni anno mi prefiggo di imparare almeno una tecnica di lavorazione : ho iniziato con la cartapesta, poi sono rimasta affascinata dal quilling (filigrana di carta), in seguito l’intaglio, ecc.
Ebbene, applico ogni tecnica a un tipo di carta, perché l’obiettivo è valorizzare quel singolo pezzo di carta. Per esempio, trasformo le pagine del quotidiano in filo di carta che si può anche lavorare ai ferri; la carta delle riviste diventa suggestiva attraverso le pieghe dell’origami.

In cosa ti distingui?

Nell’approccio creativo che deriva dagli studi di architettura: faccio nel micro ciò che farei nel macro. Studio il materiale, realizzo degli schizzi, preparo alcuni prototipi, ne analizzo i punti di debolezza e li miglioro. Dopo passo alla realizzazione definitiva, finitura e vendita. È un approccio molto apprezzato dai clienti, che ricevono un oggetto totalmente personalizzato e studiato in dettaglio.

La carta, solitamente, fa pensare a qualcosa di fragile. Come assicuri che i tuoi bijoux dureranno nel tempo?

Domanda legittima. Molte persone se la pongono, e tante volte hanno perfino timore a prendere in mano gli oggetti per paura che si rompano. Nessun timore, tratto tutti i bijoux a pennello, con vernici a base d’acqua, in modo da creare una pellicola protettiva che li renda resistenti e un po’ impermeabili, a gocce d’acqua occasionali, umidità e sudore. Il segreto è prestare un po’ di attenzione, per cui basta non tenerli in bagno e non fare la doccia.
Mi vien da sorridere perché ogni materiale ha le sue fragilità: se cade il vetro si rompe e la carta no; se piove anche il tessuto si bagna; le perle si opacizzano con profumi e shampoo.
Comunque, tratto anche gli oggetti che non si indossano, per esempio i paralumi, perché la carta attrae la polvere e si deteriora. Essendo protetta è facile da spolverare e la si può toccare senza provare fastidio.

La vendita dei tuoi prodotti. In rete o anche fuori?

Questo è ancora il punto debole. Sono in procinto di aprire un negozio online, ma al momento c’è il sito dove si possono vedere le creazioni. Invito le persone a contattarmi per richiedere ciò che preferiscono e hanno in mente. Chi sperimenta questo servizio personalizzato rimane entusiasta e l’oggetto ha un valore aggiunto, perché è realizzato dall’artista e dal committente. Un negozio a Torino e uno a Perugia espongono e vendono una selezione di oggetti. Tutti i fine settimana giro per il nord e centro Italia, partecipando ai mercatini dell’artigianato.

La tua start up è relativamente giovane. Che progetti hai per il suo futuro? E per il tuo?

Il mio futuro è legato a Zero Più Marta. Voglio che questa attività sia il mio futuro, perché sono solo all’inizio dello sviluppo di tutte le sue potenzialità, dal punto di vista artistico e aziendale. Per esempio, con mio marito e altri due amici ho fondato l’associazione culturale Passione e Percorsi che si occupa di raccolta, distribuzione e trasformazione di materiali di recupero. L’associazione tratta tutti i materiali, ha un’interfaccia sociale e collabora con le aziende che vogliono essere eco-friendly, trasformando i loro scarti in gadgets aziendali. Questo circolo virtuoso mi rende felice.

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[Le foto sono di Barbara Bellaio e Marco Petrucci Paoletti]

Lucrezia Sarnari

Intervista a cura di Lucrezia Sarnari

Trentenne (o poco più), fino ad un anno fa ero solo una giornalista, ora sono una mamma che scrive. E alla quale spesso manca la vodka. Lo ripeto spesso nel mio blog ceraunavodka, luogo di ritrovo per mamme imperfette e donne ironiche.

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